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(bio)etica e scienza

In questa sezione avverranno le discussioni sulla scienza e sulle arti. Si possono chiedere pareri e spiegazioni o postare i propri pensieri a riguardo di un argomento. Qui potete postare spiegazioni su un qualsiasi argomento: matematica, chimica, lingue etc...

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Re: (bio)etica e scienza

Messaggioda cyd » 16/07/2010 - 13:14

non me ne intendo di genetica,
sono favorevole per quanto riguarda il livello morale a modifiche genetiche con determinati scopi (che non siano per esempio la creazione di un esercito di supercattivi da far invidia ad un fumetto)
l'unica perplessità ce l'ho su un altro piano ,diciamo, dal punto di vista dell'evoluzione...
cioè alla fine io penso che una dei nostri (inteso come umanità) punti forti sia la diversità e il fatto che possiamo combinare, nei figli, generazione dopo generazione, caratteristiche diverse dovute anche all'adattamento in luoghi diversi e l'esperienza di sostanze, ambienti ec differenti. cioè secondo me anche i malati,i deboli, i menomati ecc in poche parole danno il loro contributo all'evoluzione in quanto per esempio per un vacino ci vuole il virus, cosi per determinate situazioni ci vuole il contributo di chi ha dovuto sviluppare qualcosa in piu per sopravvivere in altre condizioni...
con questo, l'unico dubbio sta nel fatto che magari eliminando gli esseri 'deboli' eliminiamo la possibilità di una crescita e di un miglioramento della spece dovuto appunto alla loro debolezza...
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Re: (bio)etica e scienza

Messaggioda Splarz » 16/07/2010 - 15:08

con questo, l'unico dubbio sta nel fatto che magari eliminando gli esseri 'deboli' eliminiamo la possibilità di una crescita e di un miglioramento della spece dovuto appunto alla loro debolezza...
in realtà si indebolisce la specie (si fa in modo che gli individui meno adatti sopravvivano comunque) ma ciò non va ad inficiare il meccanismo di base. non so però se una debolezza "di specie" possa svantaggiarci nell'evoluzione rendendoci preda di qualche altra.
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Re: (bio)etica e scienza

Messaggioda Al_Chiappone » 16/07/2010 - 16:05

Splarz ha scritto:
con questo, l'unico dubbio sta nel fatto che magari eliminando gli esseri 'deboli' eliminiamo la possibilità di una crescita e di un miglioramento della spece dovuto appunto alla loro debolezza...
in realtà si indebolisce la specie (si fa in modo che gli individui meno adatti sopravvivano comunque) ma ciò non va ad inficiare il meccanismo di base. non so però se una debolezza "di specie" possa svantaggiarci nell'evoluzione rendendoci preda di qualche altra.


E chi stabilisce quale caratteristica è buona e quale invece è dannosa per una specie? Faccio due esempi:

l'anemia falciforme dovrebbe essere classificata come una cosa non buona, ma i portatori di questa malattia hanno una maggior resistenza alla malaria dei cosiddetti individui forti. Se un giorno ci fosse una pandemia di malaria sopravviverebbero molti anemici e pochi "normali" rendendo di fatto "normali" gli anemici e sfigati gli ex normali. Forte e debole sono concetti molto relativi.

la banana di tipo Cavendish, ovvero LA banana per la maggior parte degli eurpoei. Quasi tutte le banane importate in Europa sono di questo tipo e derivano tutte dallo stesso ceppo genetico. Sfortunatamente la pianta è molto vulnerabile ad alcune malattie che probabilmente la porteranno all'estinzione in pochi decenni. Se ci fosse più variazione genetica questo non succederebbe. Pazienza, vorrà dire che i nostri nipoti mangeranno un altro tipo di banana...
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Re: (bio)etica e scienza

Messaggioda Splarz » 16/07/2010 - 16:34

Al_Chiappone ha scritto:E chi stabilisce quale caratteristica è buona e quale invece è dannosa per una specie?
xeroderma pigementosum: i dimeri di timidina non sono riparati e se sei esposto al sole ti viene un tumore alla pelle. sempre. vantaggi: nessuno.
sindrome di marfan: la fibrillina-1, glicoproteina della matrice extracellulare, è mutata e le tue fibre elastiche son difettose. oltre all'aspetto non dei migliori, quasi la metà degli affetti muoiono per dissecazione dell'aorta. vantaggi: nessuno.
fibrosi cistica: un canale per il Cl funziona da cani, hai il sudore salato e una pessima produzione di muco a livello bronchiale (e non solo). aspettativa di vita: trent'anni. vantaggi: nessuno.
trisomia 21: un cromosoma in più ti regala ritardo mentale, tendenza all'obesità e al diabete, aspettativa di vita ridotta. vantaggi: nessuno.
potrei andare avanti all'infinito.

il caso della anemia falciforme è un po' particolare per essere preso ad esempio, ti pare? ci sono difetti genetici che sono nient'altro che difetti (purtroppo), ed è normale che sia così. se si trovasse il modo di curare queste malattie in maniera somatica avremmo molte più persone adulte in grado di trasmettere la malattia (sempre che non si curi anche le loro cellule riproduttive), quindi un ipotetico danno per la specie.
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Re: (bio)etica e scienza

Messaggioda gumis » 16/07/2010 - 16:55

_GreyFox ha scritto:cioè secondo me anche i malati,i deboli, i menomati ecc in poche parole danno il loro contributo all'evoluzione in quanto per esempio per un vacino ci vuole il virus, cosi per determinate situazioni ci vuole il contributo di chi ha dovuto sviluppare qualcosa in piu per sopravvivere in altre condizioni...
con questo, l'unico dubbio sta nel fatto che magari eliminando gli esseri 'deboli' eliminiamo la possibilità di una crescita e di un miglioramento della spece dovuto appunto alla loro debolezza...

Eliminando gli esseri deboli elimineremo anche i virus e i batteri deboli, in quanto i forti sono tali perché hanno sviluppato anticorpi adatti per resistervi. Continuando a far sopravvivere coloro che altrimenti dovrebbero morire porteremo la razza umana all'oblio. Moriremo tutti perché non esisterebbe più quel filtro che regola la nostra esistenza, come ho detto in un post precedente finiremo sovraffollati, senza cibo e senza spazio per vivere. Se dobbiamo scegliere se far sopravvivere tutti e indebolirci o lasciar morire i deboli la scelta migliore è la seconda, anche se sembra molto egoistica e crudele. Sembra paradossale ma è una fortuna che esistano ancora malattie mortali che l'uomo non riesce a curare...
l'anemia falciforme dovrebbe essere classificata come una cosa non buona, ma i portatori di questa malattia hanno una maggior resistenza alla malaria dei cosiddetti individui forti

Solitamente un anemico non supera l'adolescenza...
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Re: (bio)etica e scienza

Messaggioda cyd » 16/07/2010 - 19:18

premetto che non so se sia vero ma ho sentito che (per esempio e in poche parole) noi vediamo tre colori perchè per un fantomatico errore genetico un recettore (o quello che 'vede' il giallo o il verde) si è 'sdoppiato' e il doppione è andato fuori fase.

ma comunque mi sembra chiaro che una razza perfetta non puo' esistere, anche hitler voleva la razza perfetta, ma doveva prima passare su milioni di morti, anche sparta voleva la perfezione e uccideva i bambini che non promettevano...e questo non so se possa essere definito un passo avanti.
poi in ogni caso concordo con gumis,
in ultima,
la morte dell'individuo secondo me è estremamente necessaria per l'evoluzione della spece, le genrazioni meno evolute devono lasciare il posto alle nuove.
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Re: (bio)etica e scienza

Messaggioda Splarz » 16/07/2010 - 20:29

anche hitler voleva la razza perfetta
eh, non ho mica parlato di eugenetica nazista a caso, prima.
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Re: (bio)etica e scienza

Messaggioda dexter » 17/07/2010 - 01:44

Splarz ha scritto:
anche hitler voleva la razza perfetta
eh, non ho mica parlato di eugenetica nazista a caso, prima.

Secondo me l'eugenetica ha poco o nulla a che vedere con l'ingegneria genetica.

Comunque, notando che viene spesso posto il dubbio sulle modifiche genetiche in quanto porterebbero a modificazioni della razza umana "innaturali" io direi una cosa. Per restare nel principio di non rottura degli equilibri naturali, basterebbe evitare l'ereditarietà di alcune modifiche genetiche non strettamente "necessarie".

Per modifica "necessaria" si potrebbe intendere la resistenza ad alcuni agenti patogeni.
Per modifica "non necessaria" si potrebbero intendere tutte le altre modifiche possibili.

In questo modo la stirpe umana rimarrebbe il più possibile genuina (salvo rare necessità) ed ognuno sarebbe libero, se la scienza lo permette in modo sicuro, di apportare le modifiche che ritiene a se stesso, nei limiti della decenza (i mostri andrebbero evitati comunque).

E' evidente comunque che di fronte alla genetica andrebbero create delle regole, simili alle 3 della robotica, che non andrebbero mai violate.
Uno spunto potrebbe essere il principio di "non ereditarietà" delle modifiche.
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Re: (bio)etica e scienza

Messaggioda gumis » 17/07/2010 - 09:33

Splarz ha scritto:
anche hitler voleva la razza perfetta
eh, non ho mica parlato di eugenetica nazista a caso, prima.

E' impossibile creare una razza perfetta tra animali quali i mammiferi, i rettili, gli uccelli i anfibi e i pesci. Per sopravvivere una specie deve sottostare a due regole: la variabilità e la conservazione genetica (che sono una l'opposto dell'altra). Quindi una razza non può mai essere perfetta perchè per essere il migliore possibile deve comprendere individui variabili e diversi in modo che se una combinazione genetica non va bene venga soppiantata da un altra combinazione. Inoltre questa razza dovrebbe anche poter conservare il suo genoma cercando di non variarlo troppo nel tempo. Gli unici esseri perfetti superiori a tutti su questo pianeta sono gli insetti. Sono gli esseri migliori che la natura abbia creato ed è molto difficile pensare che sono prodotto del caso. Nessun altro animale è così tanto adattabile alla natura in modo così veloce (dopo neanche un paio di generazioni sono già adatti a un nupovo ambiente, molti di loro sono anche estremofili).
Per restare nel principio di non rottura degli equilibri naturali, basterebbe evitare l'ereditarietà di alcune modifiche genetiche non strettamente "necessarie".

Secondo me invece bisognerebbe impedire proprio quelle modifiche non necessarie in quanto non necessarie :)
Se abbiamo "solo" due braccia ci sarà pure un motivo pratico no?
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Re: (bio)etica e scienza

Messaggioda dexter » 17/07/2010 - 18:27

gumis ha scritto:Se abbiamo "solo" due braccia ci sarà pure un motivo pratico no?

Magari a nessuno ne sono mai cresciute 4 affinchè la "natura" si potesse accorgere che era meglio... come qualcuno ha già detto è tutto moooolto "relativo". Se andiamo dietro alla "praticità" della natura, allora le donne dovrebbero essere tutte mediamente più deboli perchè dovrebbero restare nella grotta ad accudire i cuccioli mentre i maschi cacciano... il motivo pratico c'è, ma ti sembra un motivo "civile"?

Trovo che molte osservazioni un questa discussione sono (anche indirettamente) relative al nostro contesto storico inquinato da secoli di bibbia e chiesotti. Se qualcuno ci leggesse fra 200 anni gli verrebbe in mente prima di tutto quanto il nostro cervello sia intriso volenti o nolenti di "chiesa". Il medioevo non è mai terminato veramente ma si sta fortunatemente, lentamente ed inesorabilmente spegnendo.

Del resto, viviamo in una società in cui non si tollerano nemmeno i colori della pelle "naturali", figurarsi altro... quel che è certo, è che ne dovrà passare di acqua sotto i ponti e ne dovrà morire di gente benpensante prima che l'ingegneria genetica diventi "usabile".
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Re: (bio)etica e scienza

Messaggioda gumis » 17/07/2010 - 21:29

Se andiamo dietro alla "praticità" della natura, allora le donne dovrebbero essere tutte mediamente più deboli perchè dovrebbero restare nella grotta ad accudire i cuccioli mentre i maschi cacciano... il motivo pratico c'è, ma ti sembra un motivo "civile"?

Il motivo è che la madre deve nutrire il figlio (sai che schifo se il latte venisse dai capezzoli pelosi dai uomini :lol: ) e che il testosterone stimola i muscoli (anche se in questa generazione fastfood non si notano tanto i muscoli nella maggioranza dei maschi :roll: ).
L'unica cosa che mi chiedo è il motivo per cui le donne sveglie (ammettiamo che sono più degli uomini ;) ) non vengono ammesse in politica e trovano difficoltà a far valere le proprie idee mentre le donne che vendono il loro corpo a un politico, anche se non hanno materia grigia salgono facilmente in posizioni importanti (e che non sono le solite 60 del kamasutra per essere ammessa. Credo che anche voi sappiate a chi mi riferisco. Veline in politica è l'unico indizio che posso dare...).
In un post precedente mi riferivo a questo: dominare l'istinto selvaggio e usare un po di più la razionalità...
Del resto, viviamo in una società in cui non si tollerano nemmeno i colori della pelle "naturali", figurarsi altro... quel che è certo, è che ne dovrà passare di acqua sotto i ponti e ne dovrà morire di gente benpensante prima che l'ingegneria genetica diventi "usabile".

Gli umani hanno bisogno di un tiranno inteligente e serio stile antica Roma. Oppure rendiamo l'utopia di Aristotele sul governo dei pensatori un idea vera e realizzabile :D
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Re: (bio)etica e scienza

Messaggioda Splarz » 18/07/2010 - 02:01

Trovo che molte osservazioni un questa discussione sono (anche indirettamente) relative al nostro contesto storico inquinato da secoli di bibbia e chiesotti.
per quanto riguarda le questioni religiose direi che la mia firma è più che eloquente ;)

personalmente son convinto che per quanto riguarda l'ingegneria genetica i problemi siano due:
- curare le persone per le malattie monogeniche che effetto avrà sulla specie umana? permettere a persone con gravi malattie genetiche di riprodursi comporta una obiettiva regressione dell'evoluzione e un aumento dell'incidenza per le stesse malattie (ci si avvicina alla percentuale di mutazioni "de novo"). fino a che punto è giusto curare le persone? in realtà gran parte del problema nasce adesso che si migliorano le condizioni di vita senza risolvere la malattia, e forse l'ingegneria genetica porterà, al contrario, la soluzione definitiva. me lo auguro. ma la questione esiste.
- è giusto che l'uomo permetta di generare esseri umani modificati? se qualcosa va storto si rischia di avere in vita una persona malata per volere dell'uomo. è un rischio accettabile di fronte alla necessità di pelle azzura e orecchie a punta?

son due quesiti etici che nulla hanno a che vedere con la religione. il primo è quello verso il quale mi sento più tranquillo: se esistesse una cura per la fibrosi cistica farei i salti di gioia, per dire.
poi ci sono i limiti tecnici, ma sono un'altra storia.
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Re: (bio)etica e scienza

Messaggioda dexter » 18/07/2010 - 22:10

Splarz ha scritto:
Trovo che molte osservazioni un questa discussione sono (anche indirettamente) relative al nostro contesto storico inquinato da secoli di bibbia e chiesotti.
per quanto riguarda le questioni religiose direi che la mia firma è più che eloquente ;)
[...]
- è giusto che l'uomo permetta di generare esseri umani modificati? se qualcosa va storto si rischia di avere in vita una persona malata per volere dell'uomo. è un rischio accettabile di fronte alla necessità di pelle azzura e orecchie a punta?

Quello che volevo dire è proprio questo: nel nostro contesto non siamo abituati a rapportarci con esseri intelligenti diversi da quelli della nostra specie (intelligenti nel senso di linguaggio, tecnologia, etc), temiamo ancora il "diverso" e siamo ancora incapaci di fare scienza seriamente, senza esagerare nè fare danni; ci è quindi difficile immaginare una società in cui l'uomo cambia forma a suo piacimento e, anzi, temiamo tutto ciò.
Un domani (vicino, lontano, chissà) in cui verranno meno alcune arcaiche paure sopra elencate ed in cui l'uomo saprà usare con giudizio la scienza, forse certe cose non susciteranno paura, ma saranno la normalità.

Siamo comunque tutti d'accordo sul fatto che, oggi come oggi , le potenzialità della genetica porterebbero solo abusi ed abomini (non ci piove). Forse però un giorno non sarà così.

Per dire una banalità, nel medioevo molti avrebbero detto che volare è blasfemo e pericoloso. Oggi il Pastore tedesco vola e riesce pure ad atterrare (e neppure il Cristo lo potrebbe tirare giù con un fulmine visto che gli aerei tengono pure quelli!).
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Re: (bio)etica e scienza

Messaggioda skary » 23/07/2010 - 07:14

Scusate se intervengo ma stavo rileggendo gli ultimi post e ho visto cose che non mi ispirano molto , così ho deciso di dire anche io la mia.

Per quanto riguarda l'anemia falciforme mi risulta che non si muoia in adolescenza in quanto esistono cure , non parliamo dell'anemia classica che in genere è curabilissima.

In secondo luogo , molti qua parlano di selezionare/modificare il genoma , come se i geni fossero delle istruzioni di un normale codice , io di genetica ne so pochissimo , ma da quel poco che so/ricordo mi risulta che non è così essi sono degli enti che interagiscono tra loro e l'interazione definisce l'individuo (definendo cosa si esprimerà cosa no etc etc) molti di noi potrebbero essere portatori sani di terribili malattie genetiche (in quanto l'interazione sopracitata porterebbero a non esprimere i segmenti contenenti tali malattie) ma un figlio con una configurazione differente potrebbe manifestarla.
Quindi come discriminare chi è sano (geneticamente) e chi no ? Senza considerare che non possiamo (da quel che so il meccanismo non è chiarissimo nemmeno ora) sapere esattamente cosa e come verrà espresso , quindi eliminare un determinato gene potrebbe precludere sviluppi interessanti.

Considerando poi che sono state trovate almeno 5 sequenze di codice genetico non umano (e virale) nel codice genetico umano (leggevo che i genetisti parlavano di un infezione avvenuta agli albori dell'umanità e che ha portato all'integrazione del codice genetico dei virus) sarei più propenso alla rfilessione , dal momento che un codice genetico virale è qualcosa di male eppure ce l'abbiamo tutti.

Ed ancora , la razza umana è la razza con il pool genetico più ristretto nel regno diegli animali (forse battuta dalle numerose specie portate sull'orlo dell'estinzione proprio dagli uomini , ma il discorso si riferiva a popolazioni di animali in condizioni e numero "normali") , anche se a volte mi capita di sentire che le razze esistono in quanto un nero è sicuramente differente da un bianco ... questo ragionamento è sbagliato per il fatto che le differenze genetiche tra 2 individui di presunte razze differenti e le differenzetra individui della medesima presunta razza risultano mediamente uguali ergo non ci può essere razza.
Cosa centra con il discorso ? semplice non esiste una razza classificabile come di malati genetici che rende debole l'umanita in quanto la differenza genetica di uno di noi con loro e la differenza genetica di uno di noi con un sano sarebbe la medesima (e ribadisco un concetto , molti dei discorsi fatti sopra mi pare proprio che postulino una razza di malati che a causa della mancata selezione inquinano la razza umana ... inutile dire che il discorso è pericoloso).
Sempre per il fatto che le nostre differenze sono minime (pool ridotto) porterebbe che se lo riduciamo ancor di più è probabile che finiamo come gli amish (o come si scrive) che finisco per avere figli down o con 6 dita (per carità ottimi pianisti ...) o peggio potremmo fare la fine del banano (sempre per restare in tema scarsa varianza , ricerce condotte da storici e genetisti hanno messo in evidenza che la popolazione attuale ha tutta un antenata comune , una donna di 75000 anni fa (e con questo non voglio riferimi ad eva dato che gli scopritori di questo fatto tendono a specificare che questo è l'antenato comune più prossimo e questo implica che essa avesse a sua volta genitori e parenti) quindi immaginatevi quanto potremmo essere differenti tra noi..)

Concludo dicendo ancdora 2 cose in riferimento a quanto scritto sopra , ossia posto che non abbiamo ancora le conoscenze per mettere in pratica una selezione forzata (non le avremo mai a prescindere dalla comprensione dell'espressione genetica) quello che mi pare non sia un idea condivisa da chi scriveva prima è che il codice genetico è e resta un codice , ossia un algoritmo seppur emerso casualmente (per selezione naturale) e seppur definito da un linguaggio naturale (quello genetico , linguaggio che è esso stesso in evolusione oltre al codice che si porta appresso) in quanto tale il codice genetico individua un "algoritmo" (c'è chi obbietterà dicendo che individua un idividuo , però capirete che un individuo non è solo il suo codice genetico , e se qualcuno non è concorde guardi gattaca uno splendido film proprio sull'argomento) un algoritmo espresso in linguaggio naturale (senza una semantica precisa e vincolante) non può essere corretto o scorretto ma può adattarsi bene o meno bene ad un contesto essendo che definisce semplicemente un modello.
Per questo motivo non c'è verso di fare una discriminazione sicura in quanto noi conosciamo questo contesto e possiamo immaginare quelli futuri ma non possiamo essere certi di come evolveranno le cose (forse una discriminazione la potremmo fare in termini statistici , ma sicuramente non ora e sicuramente sarebbe estremamente rischioso).
Discriminare un codice genetico piuttosto che un altro è pure inutile secondo me (oltre che rischioso) , perchè si potrà sembrare dannoso per la specie se un individuo affetto da malattie genetiche terribili riesce a vivere e riprodursi , ma non è così.
Perchè se la tecnica ci permette di curare quel uomo sicuramente non ci permetterà di curare suo figlio , qual'ora avrà accumulato sufficenti malattie genetiche ; mi sono espresso male , ma quello che vogio dire è semplicemente che la pressione selettiva non è stata attenuata ma spostata dalla nostra tecnica , cosa che accade da milioni di anni , praticamente da quando l'uomo ha scoperto l'agricoltura , solo che passa in sordina perchè considerata normale e non si considera che seguendo la logica proposta sopra noi non dovremmo mangiare i frutti dei nostri campi perchè ottenuti mediante tecnica e non mediante merito dell'individuo e che questo indebolisce l'umanità ... (capite che non ha senso , lo stesso discorso andrebbe applicato alla cultura/conoscienza , che non è merito di quell'individuo e renderebbe più stupidi i nostri figli in quanto anche gli idioti scoprirebbero cose che la propria mente non avrebbe nemmeno immaginato e forse grazie a queste riuscirebbero a riprodursi popolando il mondo di idioti ... in sonstanza il punto è che la natura applica una selezione dalla quale è emerso l'uomo , a sua volta l'uomo è natura e quindi anche i suoi prodotti lo sono di conseguenza i prodotti tecnici (che va dal mostro da quei mostri di cemento che sono le dighe idroelettriche alla conoscenza e cura delle malattie genetiche) sono a loro volta natura e quindi non potranno mai essere contrari alla natura stessa , per esempio sovvertendo la selezione naturale).

Concludo dicendo semplicemente che non ho idea poi di come si potrebbe far rispettare la selezione naturale , nel senso lo spiegate voi ad una madre con in grembo un figlio down del perchè voi vi arrogate il diritto di impedire la nascita del figlio ? o sempre il dirito di impedire (con ovvi metodi) che questo figlio possa procreare ? o in casi più drammatici che anche se la tecnica esiste voi non muoverete un dito per salvare la vita alla persona affetta da patologie tremende quanto dolorose (offrendovi magari solo per un eutanasia) ? o peggio obbligaste un "malato" a farsi curare il dna snaturando la sua struttura più intima ? e se non accetta che si fa lo si obbliga ? lo si castra/sterilizza ?
... cioè anche se il vostro discorso fosse (e ribadisco fosse) condivisibile mi parrebbe eticamente inapplicabile (quanto meno per quanto riguarda la mia etica) , preciso che con voi mi riferivo agli utenti che suggerivano che le tecniche moderne portano ad un indebolimento dell'umanità e che questo vada evitato eliminando le malattie genetiche.
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Le persone ottimiste credono che il nostro universo sia magnifico e che non vi sia modo migliore di vivere.
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Re: (bio)etica e scienza

Messaggioda gumis » 23/07/2010 - 08:05

Per quanto riguarda l'anemia falciforme mi risulta che non si muoia in adolescenza in quanto esistono cure , non parliamo dell'anemia classica che in genere è curabilissima.

Curabile infatti. Ma non curandola si muore non si supera l'adolescenza. Era una risposta a dexter di qualche topic fa sul vantaggio di alcune malattie di proteggere da altre.
Considerando poi che sono state trovate almeno 5 sequenze di codice genetico non umano (e virale) nel codice genetico umano (leggevo che i genetisti parlavano di un infezione avvenuta agli albori dell'umanità e che ha portato all'integrazione del codice genetico dei virus) sarei più propenso alla rfilessione , dal momento che un codice genetico virale è qualcosa di male eppure ce l'abbiamo tutti.

Una bomba, finché sei lontano dalle fiamme, è innocua come un pezzo di roccia inerte. Poi se abbiamo queste sequenze da tantissimo tempo senza che si manifestino in nessuna generazione allora non c'è ancora da preoccuparsi (anche se c'è un rischio futuro)
anche se a volte mi capita di sentire che le razze esistono in quanto un nero è sicuramente differente da un bianco

L'avrai sentito da un razista dato che in teoria dovrebbero saperlo tutti che non esistono le razze umane
non esiste una razza classificabile come di malati genetici che rende debole l'umanita in quanto la differenza genetica di uno di noi con loro e la differenza genetica di uno di noi con un sano sarebbe la medesima (e ribadisco un concetto , molti dei discorsi fatti sopra mi pare proprio che postulino una razza di malati che a causa della mancata selezione inquinano la razza umana ... inutile dire che il discorso è pericoloso).

Per ora nessuno ha detto roba del genere. sarebbe un affermazione da little_hitler e qui siamo tutti civili e con un po di cervello (la parola inquinare poi è troppo. Anche il più bastardo del mondo farebbe fatica a dire cose del genere senza vergognarsi. speriamo). Invece si è detto che i sfavavoriti dalla natura, coloro che hanno un codice genetico sfavorevole in ogni circostanza, esisteranno sempre e quindi è difficile se decidere di curarli tutti (quando si potrà farlo) distruggendo l'equilibrio che ci bilanciava, o lasciarli al loro destino che per quanto crudele sembri prima o poi, per andar contro a una diminuzione delle risorse, bisognerà tener conto. In poche parole quello che è venuto fuori è se è giusto che l'uomo vada così tanto contro la sua natura.
Discriminare un codice genetico piuttosto che un altro è pure inutile secondo me (oltre che rischioso) , perchè si potrà sembrare dannoso per la specie se un individuo affetto da malattie genetiche terribili riesce a vivere e riprodursi , ma non è così.

Quando le caratteristiche genetiche non portano a morte certa (o agonia permanente) sono no utili ma indispensabili per la sopravvivenza della specie. In questo modo a un mutamento esterno non moriranno tutti, ma solo coloro che non sono adatti a questa nuova circostanza. Come ho detto anche prima una specie per adattarsi al meglio deve avere sia variabilità genetica, sia conservazione genetica.
Con la parte conclusiva che hai scritto sono daccordissimo. I codice genetico è un codice come altri. una tripletta codifica per una proteina sola e non capiterà mai che la stessa tripletta codifica due o più proteine diverse.
Concludo dicendo semplicemente che non idea poi di come si potrebbe far rispettare la selezione naturale , nel senso lo spiegate voi ad una madre con in grembo un figlio down del perchè voi vi arrogate il diritto di impedire la nascita del figlio ? o sempre il dirito di impedire (con ovvi metodi) che questo figlio possa procreare ? o in casi più drammatici che anche se la tecnica esiste voi non muoverete un dito per salvare la vita alla persona affetta da patologie tremende quanto dolorose (offrendovi magari solo per un eutanasia) ? o peggio obbligaste un "malato" a farsi curare il dna snaturando la sua struttura più intima ? e se non accetta che si fa lo si obbliga ? lo si castra/sterilizza ?
... cioè anche se il vostro discorso fosse (e ribadisco fosse) condivisibile mi parrebbe eticamente inapplicabile (quanto meno per quanto riguarda la mia etica) , preciso che con voi mi riferivo agli utenti che suggerivano che le tecniche moderne portano ad un indebolimento dell'umanità e che questo vada evitato eliminando le malattie genetiche.

Questa è la parte più complicata del discorso. Per ora però il problema non si pone, ma tra qualche anno quando saremo immuni a tutto e a tutti, cosa ci permetterà di regolare le nostre nascite? Faremo morire tutti di fame o sceglieremo chi deve andarsene lanciando un dado? E chi deve lanciarlo? E' giusto che un gruppo di umani scelgano per i loro simili il loro destino? Non è meglio lasciare questo compito decisamente riluttante eticamente (in poche parole omicidio legalizzato) a qualcuno o qualcosa di indipendente dalla specie umana come la casualità della natura e le magnifiche "maledizioni" che essa ci può dare per il bene della sopravvivenza di tutta la specie?
A me sembra un po' egoistico pensare al presente e sapere che per colpa dei nostri comportamenti attuali tutti in un futuro moriranno di fame (o vivranno di cannibalismo nel migliore dei casi)
gumis
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